martedì 25 aprile 2017

Sartù di riso in bianco di Jeanne Caròla Francesconi per MTC n.65


Siamo alle solite, arrivo all'ultimo minuto alla stesura del post che dovrebbe essere il più ricco e competo del mese tanta è l'attenzione e la cura che realmente dedico all'MTChallenge, che non è solo una la sfida culinaria ma soprattutto la più grande, diffusa e competente scuola di cucina del web.
Non so che fare, chiedo venia, però mi sono impegnata nella ricetta, ho cucinato e imparato!
Poteva Marina, vincitrice con un'elegante e sontuosa terrina di MTC 64, non designare un altrettanto elegante e sontuoso trofeo alla nostra sfida, proponendo il Sartù, splendidamente realizzato, omaggio a Napoli, alla cucina dei Monsù, alle nostre tavole che si appropinquavano alla Pasqua e al nostro palato.
Qualche sartù in vita mia l'ho preparato, ma non più di tanto, e comunque non nella forma maestosa e superba della ricetta tradizionale, per cui mi sono messa all'opera partendo dalle basi ed ho voluto provare proprio la ricetta della Francesconi questa volta nella versione in bianco, trepidando fino all'ultimo per la sformatura ….

Con questo post partecipo alla sfida n. 65 di MTChallenge, il sartù.


Ingredienti per 6 persone

Per il riso
450 g. di riso
100 g di strutto o burro
abbondante prezzemolo tritato
9 dl di acqua
sale
pepe
100 g di parmigiano
2 uova

Per le polpettine
150 g. di carne macinata
50 g. di pane raffermo
1 uovo
1 cucchiaio da tavola di parmigiano
sale
pepe
prezzemolo
½ padella di olio per friggere

Per il ripieno
20 g di funghi porcini secchi
150 g di strutto o burro
1 pezzetto di cipolla tritata
75 g di prosciutto crudo
1 bicchiere di vino bianco
150 g di piselli sgusciati
2 cucchiaini da tè di passata di pomodoro
2 cucchiai da tavola rasi di farina
prezzemolo
150 g. di fiordilatte (mozzarella)
pepe

Lasciare asciugare la mozzarella in frigo almeno una notte. Tagliare a fettine.
Mettere i funghi freschi in acqua bollente ma a fuoco spento, per un'ora. Farli poi cuocere nella stessa acqua finché non diventeranno teneri quindi sgocciolarli conservando il brodo, tritarli.
Ammollare il pane in acqua fredda.
Impastare energicamente la carne tritata, il parmigiano, un pò di prezzemolo tritato, l'uovo, il pane energicamente strizzato, sale e pepe. Dall'impasto ricavare tante piccole polpettine, friggerle in olio ben caldo.
Soffriggere in 50 g di strutto (o burro) la cipolla con un po' di prosciutto a pezzetti, cuocere a fuoco lento finché la cipolla non sarà diventata bionda. Aggiungere il vino in due o tre riprese, lasciarlo evaporare, aggiungere i piselli e il concentrato, continuare la cottura a fuoco lento e, dopo un quarto d'ora unire la farina impastata con 75 g di burro. Dopo aver mescolato per un minuto allungare l'impasto con l'acqua dei funghi e, se occorre, con altra acqua bollente, sempre continuando a mescolare fino ad ottenere una salsa liscia. Aggiungere i funghi e fare cuocere ancora un quarto d'ora; 5 minuti prima spegnere il fuoco, aggiungere le polpettine. La salsa dobrà risultare piuttosto densa.
Mettere in una pentola il riso, l'acqua fredda, 100 g. Di strutto (o burro) sale e pepe, coprire e fare bollire esattamente 15 minuti, senza rigirare e senza scoprire. Al termine della cottura fare intiepidire il riso, aggiungere le uova sbattute, il prezzemolo tritato e il parmigiano, regolare di sale e mescolare bene.
Ungere di strutto (o burro) uno stampo di circa 20 cm di diametro e circa 15 di altezza, impanare col pangrattato, mettervi i tre quarti del riso facendolo bene aderire alle pareti e al fondo dello stampo e lasciando al centro un buco largo e profondo nel quale disporre nell'ordine: la metà delle fettine di mozzarella, la metà del prosciutto, tutto il ripieno con la sua salsa ristretta, poi di nuovo prosciutto e mozzarella. Ricoprire con il resto del riso, pareggiare e cospargere primo di pangrattato poi di 5 o 6 fiocchetti di strutto (o burro).
Cuocere in forno ventilato già a temperatura a 180° per circa un'ora fino a che il pangrattato non abbia preso un bel colore dorato.
Lasciare raffreddare il sartù per una decina di minuti, formarlo in un piatto tondo e servire.

Salsa vellutata ai funghi porcini delle Sorelle Simili

400 g di funghi porcini
50 g di burro
30 g di farina
600 g di brodo leggero

Tagliare i funghi a fettine sottili, rosolarli in burro e olio velocemente, salare, pepare, unire la farina setacciandola, farla insaporire un minuto, diluire con olio bollente. Lasciare bollire 8 – 10 minuti.


La ricetta del sartù è tratta da La cucina Napoletana in 300 ricette tradizionali, Jeanne Caròla Francesconi ed. Newton & Compton 2003

La ricetta della vellutata è tratta da Sfida al mattarello i segreti della sfoglia bolognese, Sorelle Simili, A, Vallardi editore, 2005

http://www.mtchallenge.it/2017/04/05/mtc-n-65-la-ricetta-della-sfida/

sabato 15 aprile 2017

Le scarole del frate, festeggiamo Totò



Sono frà Pasquale da Casoria, oriundo,
ora mi sono trasferito a Monza, sono parte napoletano
e parte di Casoria, a casa mia eravamo bilingue

Chi magn scarol mai mor …. (proverbio napoletano)

E come poteva Totò non apprezzare una verdura dalle proprietà salvifiche tanto proverbiali, il Principe, era molto superstizioso, si sa, e si circondava di portafortuna anche a tavola.
Totò amava mangiare e aveva il culto della buona tavola anche in ricordo degli anni duri della gavetta in cui aveva patito la fame. (Fegato là. Fegato qua …)
Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità.
Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore e la fame, il freddo, l'amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia; e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffellatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita
(Antonio de Curtis citato qui)
La fame, quella vera, che fa cascare morti (Miseria e Nobiltà), Totò l'aveva patita e la rappresentava, anche negli anni del benessere, empaticamente, esorcizzandola.
Memorabile è il dialogo tra Pasquale e Felice Sciosciammocca (che posiamo rivedere qui) denso di richiami evocativi alla fame, motore del mondo, e, insieme un'unica, indimenticabile celebrazione del cibo.
Oggi, a 50 anni dalla sua morte il Calendario del Cibo Italiano ha voluto ricordare Totò attraverso il cibo, il suo cibo, i piatti che più apprezzava come raccontati dalla figlia Liliana in un libro, ormai quasi introvabile.
Per la Giornata Nazionale di Totò  ho scelto le scarole imbottite, un tipico piatto della tradizione napoletana, il classico della Vigila e anche di casa mia, ribattezzate da Totò scarole del frate forse per lo spago che le cinge.
Le ho preparate proprio come piacevano a lui ….
Mi raccomando però, non perdete tutti i post della Community del Calendario, perle e vere meraviglie ci aspettano, festeggiamo Totò tutti insieme, ci manca da 50 anni.
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale di Totò del Calendario del Cibo Italiano


4 cespi di scarola
40 olive nere di Gaeta
1 tazzina di capperi
4 acciughe
4 cucchiai di pane grattato
1 ciuffo di prezzemolo
1 bicchiere scarso di olio extravergine di oliva
1 spicchio d'aglio
sale
pepe

Per la ricetta ho usato secondo l'abitudine di casa mia solo la parte centrale più tenera e bianca della scarola mondata dalle foglie esterne più verdi e dure che possono essere usate per altre preparazioni. Non ho avuto il tempo di far “maturare” le scarole come di solito facciamo lasciandole per qualche giorno in frigo chiuse un un sacchetto di carta per alimenti.
Lavare bene le scarole e allargarle con le mani in modo da formare una specie di conca.
In una terrina unire le olive, le alici sminuzzate, i capperi, il pane grattato, lo spicchio d'aglio, il prezzemolo spezzettato, amalgamare il tutto con l'olio, salare e pepare.
Riempire le scarole con il composto e chiuderle con spago da cucina formando un bel palloncino.
Irrorare con 4 cucchiai di olio, cuocere in forno ventilato già a temperatura a 200° per circa mezz'ora, o di più (come nel mio forno) fino a che la verdura non sarà tenera. Rigirare a metà cottura. Sfornare e lasciare intiepidire.


Da Fegato là, fegato qua, fegato fritto e baccalà a cura di Liliana De Curtis e Matilde Amorosi Rizzoli editore, 2000


http://www.calendariodelciboitaliano.it/

mercoledì 12 aprile 2017

La focaccia di Recco



C'è focaccia e focaccia, quella di Recco è tutta particolare, unica e inimitabile.
Croccante, corposamente inconsistente, racchiude come uno scrigno il morbido, umido ripieno, attentamente dosato.
Più che una focaccia una poesia, non si può spiegare, bisogna solo assaggiare.
Come la pizza si fa solo a Napoli, con l'acqua, la farina, il lievito, il sale, il pizzaiolo, il forno e pure l'aria di Napoli (sante parole Alessandra!) cosi la focaccia è solo quella di Recco e si fa solo a Recco con l'acqua, la farina, il sale, il formaggio, l'olio, il fornaio e pure il forno di Recco (ora siamo nella tua terra Alessandra!).
Se proprio vogliamo prepararla in casa, fuori dalle mura della cittadina ligure, è necessario attenersi rigorosamente al disciplinare, altrimenti non è focaccia!


Ecco la ricetta del disciplinare

per una teglia di “Focaccia di Recco col formaggio”diametro cm 60 da 10 porzioni circa
500 gr. di Farina di grano tenero tipo “00” di forza o in alternativa farina tipo “Manitoba”.
50 gr. di olio extra vergine d’oliva italiano
Acqua naturale
Sale fino
1 kg. di Formaggio fresco

Preparazione dell’impasto

Si lavorano assieme farina di grano tenero tipo “00” (o farina tipo “Manitoba”), acqua, olio extravergine di oliva italiano e sale sino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Io ho utilizzato 250 g di acqua e 6 g di sale fino. Terminata l’operazione, si lascia riposare l’impasto per almeno 30 minuti a temperatura ambiente, coperto da un telo di tessuto naturale. Per 4 pizze da circa 26 cm di diametro ho suddiviso l'impasto i 8 pezzi uguali.
Si preleva una porzione di impasto e la si tira. Quindi si procede manualmente allargando la pasta con un movimento rotatorio, posizionando le mani sotto alla sfoglia, fino a renderne lo spessore inferiore al millimetro, e avendo cura di non provocare perforazioni della superficie. Si adagia la sfoglia ottenuta nella teglia di cottura, precedentemente unta con olio extravergine di oliva italiano.
Si adagia sulla sfoglia il Formaggio fresco distribuendolo in piccoli pezzi della grandezza pari a quella di una noce così da coprire in maniera omogenea tutta la superficie. In mancanza del Formaggio fresco indicato dal disciplinare che qui in Campania non è possibile reperire ho utilizzato dello stracchino fresco. Si procede alla lavorazione dell’impasto rimanente, per ottenere un secondo strato di sfoglia delle dimensioni pari al precedente, che sarà ulteriormente lavorato fino a renderlo sottile, quasi trasparente, e sarà successivamente adagiato sulla base già coperta dal Formaggio.
Si saldano, schiacciandoli, i bordi sovrapposti delle due sfoglie per impedire la fuoriuscita del Formaggio durante le operazioni di cottura. Eventuali lembi di impasto in eccesso potranno essere rimossi con l’ausilio di un coltello o di altro strumento.
Con le dita si pizzica in più punti la sfoglia superiore, formando dei fori.
Si cosparge la “Focaccia di Recco col formaggio” con un filo di olio extravergine di oliva italiano ed, eventualmente, con una spolverizzata di sale. La cottura deve avvenire in forni alla temperatura compresa tra 270° e 320°C per 4-8 minuti, fino a quando la superficie del prodotto non avrà assunto un colore dorato, con bolle o striature marroni nella parte superiore. Il forno deve essere regolato in modo che la parte inferiore sia più calda della superiore. Nel mio forno, casalingo, che raggiunge circa una temperatura di 220° ci sono voluti circa 10 minuti di cottura in modalità statica per la cottura ottimale.


http://www.calendariodelciboitaliano.it/

domenica 9 aprile 2017

Quanti modi di fare e rifare il tagano agrigentino


Buona domenica, anche questo mese ci ritroviamo nella cucina della Cuochina, prepareremo il tagano, piatto tipico dell'agrigentino, in particolare di Aragona.
Il tagano è una particolarissima pasta al forno preparata solitamente il Sabato Santo per essere consumata a Pasquetta, a fette come una ricchissima e fastosa torta rustica.
La preparazione deve il suo nome al particolare stampo di cottura, appunto il tagano, un recipiente in terracotta prodotto solo ad Aragona, taganu o tianu infatti in siciliano vuol dire tegame.
Io l'ho rifatto, affascinata dalla crosticina croccante e dall'aspetto sontuoso non potevo che ispirarmi alla nostra pasta al forno, che chiama i paccheri e la provola o il fiordilatte. Per il resto ho dimezzato il numero delle uova, nella ricetta consigliata dalla Cuochina già ridottissimo rispetto alle ricette tradizionali che si trovano in rete, e adottato il suggerimento del latte, non amo molto il sapore delle uova :-)
Ne è uscita una cosa favolosa che è piaciuta a tutti e che sicuramente rifaremo.
Ancora una volta, quante cose impariamo con la Cuochina!


Ingredienti per uno stampo apribile di 24 cm

400g di paccheri di Gragnano
200g di carne macinata (metà suina e metà bovina)
150g di passata di pomodoro
2 uova
100g di latte
1 cipolla bianca
150g di piselli freschi pesati senza buccia
1 provola di Agerola (circa 300g)
50g di pecorino grattugiato
50g di pane grattugiato
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Lasciare asciugare la provola in frigo per una notte.
In una capiente pentola soffriggere la cipolla tritata con 4 - 5 cucchiai di olio, aggiungere la carne, rosolare, salare, pepare, unire la passata di pomodoro.
Cuocere per circa un'ora, il sughetto non deve essere troppo asciutto.
Dieci minuti prima di spegnere il fuoco aggiungere i piselli.
Cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolarla al dente, condirla con il ragù.
Versare un terzo della pasta nello stampo precedentemente rivestito da carta forno, spennellato di olio e cosparso di pane grattugiato.
Sbattere le uova col pecorino e il latte, salare, e versarne un terzo circa sul primo strato di pasta. Allineare sopra delle fettine di provola.
Fare un altro strato come il precedente ed ancora un altro, fino a tre strati. Per ultimo finire con la provola, le uova sbattute e il pane grattugiato.
Cuocere in forno ventilato già a temperatura a 200 °C per circa 20 minuti o, comunque, finché non si sarà formata una crosticina dorata. 


Il prossimo mese non siamo di nuovo qui, prepareremo i tranci di pesce alla romagnola

http://quantimodidifareerifare.blogspot.it/2016/08/la-cucina-regionale-della-cuochina_21.html

LA NOSTRA CUOCHINA

martedì 4 aprile 2017

Cavolfiore allo zafferano di Ottolenghi per The recipe-tionist



Questo mese The recipe-tionis è Cristiana del blog Beuf a la mode, mi sono divertita moltissimo a sbirciare nel suo blog, quante ricette, tutte invitanti e intriganti, c'era da scegliere!
Giusto per mantenermi leggera :-) voluto provare questo contorno veloce e inconsueto ma estremamente gustoso, del resto Ottolenghi è Ottolenghi :-)
Con questo post partecipo a The recipe-tionis di marzo-aprile 2017.


1 cucchiaino di stimmi di zafferano
75 ml di acqua bollente
un cavolfiore viola, suddiviso in cimette
1 cipolla rossa
100 g di uva sultanina rinvenuta in acqua tiepida
4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
2 foglie di alloro
4 cucchiaini di prezzemolo tritato
sale e pepe

Accendere il forno a 200°.
Lasciare lo zafferano in infusione un minuto in acqua bollente.
Unire tutti gli ingredienti escluso il prezzemolo, in una ciotola, versarvi l'acqua con lo zafferano, rigirare.
Trasferire in una teglia coperta da carta forno. Cuocere per 40 minuti circa, rigirando gli ingredienti a metà cottura.
Completare con il prezzemolo tritato.



http://www.cuocicucidici.com/2017/02/the-recipe-tionist-di-marzo-aprile-2017.html

lunedì 27 marzo 2017

La tarte tatin alla mela annurca per il Club del 27



Ma ve li ricordare i tempi belli in cui si ci scambiavano le ricette?
Appuntate su fogli di fortuna, io ne conservo ancora tanti, vergati con calligrafie ordinate ed adolescenziali (non la mia purtroppo che non lo è stata mai, ordinata dico) poi, più avanti, sempre ordinate, precise ma adulte, in mancanza, semplicemente mandate velocemente a memoria.
Si cucinava e tanto, provando e riprovando ricette, sperimentando, mangiando e qualche volta criticando.
Poi è arrivato il blog, i contest, la fotografia e tanto ancora e spesso per cucinare non si ha più il tempo di cucinare :-)
Il Club del 27 nasce proprio per recuperare la voglia e il piacere di cucinare, di assaggiare di commentare e condividere che ci ha portate qui, armate dei più evoluti strumenti tecnologici …. a scambiarci ricette  :-)


Questo mese abbiamo sperimentato, assaggiato e condiviso le più buone tra tutte le pie, quelle di MTChallange, Miss MTC Pie ed ho detto tutto!
Vi consiglio vivamente di non perdere nessuna delle favolose pie del Club del 27, io le ho viste in anteprima, sono una più buona dell'altra, davvero tutte da provare!
In tanti anni di cucina e di blog non mi era mai capitato di cucinare una tarte tatin così ho voluto provare. Per le mele ho scelto le annurche, come sapete amo trasmettere attraverso ciò che cucino parte di me, le mele quindi non potevano non essere campane :-)
Ecco la mia tarte tatin campana con mele annurca per il Club del 27.

pasta sucrée
145 g di farina per dolci
1 cucchiaio e mezzo di zucchero
1/4 cucchiaino di sale
112 g di burro
1 tuorlo
acqua ghiacciata q. b.

per il ripieno di mele
9 mele annurca
160 g di burro
20 g di zucchero
cannella in polvere

Nella planetaria, frusta K, velocità minima, mescolare gli ingredienti secchi, farina, zucchero e sale, unire il burro a pezzetti e impastare a velocità 1 per pochi secondi fino ad ottenere un impasto molto bricioloso. Incorporare i tuorli continuando ad impastare ed unire se necessario tanta acqua quanto basta per ottenere un impasto sodo ma morbido. Lasciare riposare in frigo per mezz'ora.
Nel frattempo sbucciare le mele, eliminare il torsolo, tagliarle a metà. Sistemare in una teglia dal diametro di 18 cm lo zucchero e il burro, porre la teglia sul fuoco e lasciare caramellare. Attenzione a che non bruci!
Fuori dal fuoco sistemare nella teglia le mele ponendole in verticale, spolverare con la cannella, coprire la teglia con carta alluminio e trasferire in forno statico già a temperatura a 200° per 10 minuti.
Nel frattempo stendere la pasta sucrée, sfornare la teglia, eliminare la carta alluminio, appoggiare la pasta sucrée sulle mele rimboccandola intorno alla teglia e schiacciandola sulle mele tra una mela e l'altra.
Praticare al centro della sfoglia un forellino per consentire al vapore che si formerà in cottura di uscire. Infornare in forno statico già a temperatura a 180° per circa mezz'ora o di più la pasta deve dorarsi per bene. Sformare subito.



L'immagine può contenere: sMS

sabato 25 marzo 2017

Terrina di patate e panna in gelatina con crema di patate al limone, gamberi croccanti e crumble di prezzemolo, 70's reloaded per MTC #64


La vittoria della carissima Giuliana nella sfida MTChallenge # 63 con uno stupendo e poetico pollo fritto ci ha condotto nel suo mondo fatto di garbo, eleganza, sobrietà e saper ricevere di cui le terrine sono appunto la summa.
Per questa sfida MTC#64 Giuliana ci ha spiegato come preparare delle favolose terrine, di carne, in crosta e in gelatina, scenografiche ricche e prelibate, un trionfo per l'ammirata padrona di casa prima e per il palato poi.
Io ho scelto una scorciatoia, se si può dire :-)
Quel coacervo di stimoli, energie, idee, pulsazioni e contraddizioni che sono stati gli anni '70 hanno visto anche la nascita di una nuova consapevolezza delle donne, casalinghe non disperate ma sicuramente indaffarate, che pur di conciliare il quotidiano assillo dei fornelli con la frenesia della vita moderna :-) concedono e si concedono qualche deroga alla regola culinaria.
Ebbene, via libera al precotto, alle basi e salse pronte, allo scatolame, ai surgelati purché si risparmi, ... ohps …. si recuperi, tempo e non si sfiguri, dando vita a piatti quasi istantanei ma elaborati, apparecchiati in ricche, colorate, magari ricercate, presentazioni da portare in tavola con un minimo sacrificio di tempo e di energie col sorriso sulle labbra e il sole del successo che risplende sulla fronte (Elena Spagnol, Cucina Istantanea)
Sono gli anni della panna, dei piselli surgelati, della maionese in barattolo, delle salse pronte, del doppio brodo concentrato, ve lo ricordate? 
Il prezzemolo era in tutte le minestre e sopra ogni preparazione, che tempi!
Ecco la mia terrina 70's ispirata ad Elena Spagnol, nel bene e nel male ci sono affezionata, anche lei insieme a Lisa Biondi fa parte della mia cucina.
E perdonatemi il gioco.
Con questo post partecipo alla sfida n° 64 di MTChallange.


Per la terrina
550 g. di patate
5 dl di panna
12 g. di gelatina in fogli
1 cucchiaino di succo di limone
sale
pepe

Pelare le patate, lavarle, tagliarle a fette di circa mezzo centimetro di spessore, cuocere a vapore finché non saranno cotte ma ancora sode. Salare. Lasciare raffreddare.
Ammorbidire la gelatina in una ciotola con acqua fredda per 10 minuti, scolarla e scioglierla a bagnomaria.
Amalgamare la panna con la gelatina sciolta, il succo di limone sale e pepe.
Attenzione per evitare che si formino fili di gelatina o grumi unire un mestolo di panna a temperatura ambiente alla gelatina mescolando rapidamente con la frusta, aggiungere un altro mestolo sempre continuando a mescolare, quindi unire il composto di panna e gelatina alla panna rimanente.
Versare un po' di panna in uno stampo rettangolare (le mie erano 4 terrine da 12 cm x 4 cm) formando uno strato sottile sul fondo. Porre lo stampo in frigo finché la panna si sarà rappresa. Adagiare sulla panna uno strato di patate lessate cercando di lasciare libero un piccolissimo margine intorno ai bordi dello stampo, versare sulle patate poca panna con gelatina, far rapprendere in frigo, continuare alternando strati di patate e sottili strati di panna con gelatina e riposo in frigo, fino al bordo della terrina chiudere con un sottile strato di panna con gelatina.
Lasciare riposare in frigo per almeno 3 ore.
Al termine rifilare i bordi della terrina eliminando la panna in eccesso, sformare.



Gamberi croccanti al limone

16 gamberi
olio extravergine di oliva
aglio
scorza grattugiata di limone non trattato

Lavare e pulire i gamberi, saltarli in padella con aglio e olio fino a renderli croccanti, fuori dal fuoco spolverarli con la scorza di limone grattugiata

Crema di patate al limone
200 g. di patate
scorza grattugiata di limone non trattato
olio extravergine di oliva
sale

Cuocere le patate in abbondante acqua salata, lasciare leggermente raffreddare, pelarle. Emulsionarle con olio extravergine di oliva q. b. per ottenere una crema morbida e vellutata, salare, aromatizzare con la scorza grattugiata del limone. Tenere al caldo.

Crumble di prezzemolo

100 g. di burro tagliato a pezzetti e congelato
100 g. di farina 00
10 g. di prezzemolo

Passare rapidamente il burro ancora congelato, la farina e il prezzemolo nel mixer fino ad ottenere delle briciole. Trasferire su una placca protetta da carta forno distribuire uniformemente ma non compattare, cuocere per circa 30 minuti a 160° non deve dorare.


http://www.mtchallenge.it/2017/03/05/mtc-n-64-la-ricetta-terrine/